In Grecia nei templi di Atene sono state ritrovate figurazioni di Esculapio nell’atto di imporre
le mani sui malati.
A Roma, gli imperatori Claudio e Vespasiano guarivano valendosi di tali pratiche.
Da quello che risulta nei primi documenti ufficiali, risale al XII secolo, epoca in cui LuigiVI, Re di Francia,
faceva uso del suo tocco curativo, per alleviare la sofferenza ai malati di Scrofola, una devastante infezione
causata dal bacillo della tubercolosi.
Circa un secolo dopo, in Inghilterra, un letterato eclesiastico, Pierre de Blois, descrive in un documento i poteri
di Enrico II, che con il suo tocco aiutava i malati.
Il medico viennese Franz Anton Mesmer, nato nel 700, viene considerato il fondatore della pranoterapia in occidente,
perché fu il primo ad intuire la natura del “soffio vitale” e lo descrisse come “magnetismo animale” ossia come pura
energia che si sprigiona dal corpo.
Mesmer dedicò la vita allo studio del prana, certo che alcuni uomini, (e lui stesso) fossero in possesso di un
“rimedio invisibile, imponderabile, ma efficace per curare le malattie”.
Secondo Mesmer questo rimedio è un fluido diffuso nell’Universo, che entra nei nervi umani conferendo al corpo
proprietà simili a quelle di una calamita, che diretto verso il corpo del malato, può portare a termine un processo
di guarigione o di miglioramento.
Le sue teorie furono avvalorate anche da un altro ricercatore di nome Ampere che dimostrò scientificamente l’equivalenza
tra magnetismo ed elettricità.
Nello stesso periodo il chimico austriaco Karl von Reichembach, trascorse circa 20 anni a fare esperimenti con un
campo, chiamato “campo odico” e scoprì che i poli del magnete non avevano solamente una polarità magnetica ma anche
una polarità connessa in maniera esclusiva con questo “campo odico”, anche altri oggetti, come ad esempio i cristalli,
avrebbero questa polarità pur non essendo magneti.
Scoprì inoltre che non sono i poli opposti quelli che si attraggono, come avviene nel magnetismo, bensì quelli simili.
Giacché la forza del corpo umano produce una polarità simile a quella presente nei cristalli lungo i suoi assi
principali, von Reichenbach descrisse il lato sinistro umano come polo negativo e quello destro positivo.
A suo giudizio, era quindi possibile dare ai singoli oggetti, un’energia analoga alla carica di campo elettrico,
e osservare attraverso una lente una parte di questo campo come se fosse un raggio di luce; l’altra parte fluiva
attorno alla stessa lente come la fiamma di una candela e reagiva in maniera simile quando era esposta ad una corrente
d’aria.
In questo modo dimostrò che il campo aurale è dotato di alcune proprietà simili a quelle del fluido, e di altre
simili a quelle della luce.
Tutto questo, riprendendo gli studi di Mesmer e le scoperte di Ampere, riuscì ad evidenziare nei laboratori di Vienna,
allora all’avanguardia, che la particolare energia che si sprigiona dalle mani di alcuni uomini, si manifesta con una
irradiazione luminosa; pertanto la prima prove che il prana può essere visto risalgono all’ottocento.
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